Prima e dopo

Prima e dopo

– Prima e dopo –

Dicono che in amore ci sia un prima e un dopo.
Eppure, proprio non ho alcun ricordo di me stesso, prima dell’amore dell’oggi.
Dico che da quando ho incominciato ad amare, da allora, v’é rimasto solo l’oggi.
Il prima ha smesso d’essere esistito.

Agostino Peloso, Roma 29 dicembre 2016

Candore

Candore

Apriti o rosa di ghiaccio tra le nevi
e poi gocciola goccia a goccia
rugiada del mattino
Spogliati e mostra la tua fragile bellezza
mentre danza
oltre un bianco sepolcro rinchiusa
Respirano i sensi il corpo tuo e l’anima
apparsa così nuda e pura
Ora respira nel sorriso di ogni attimo
mentre ancora s’apre
(Catia Ferrara)

 

– Candore –
Immenso candore
il gelo é un abbraccio
lento, silente, avvolge lo stelo
di lieve fragore: un passo
via via che toglie candore
la sera che viene
e leva il chiarore.
La vita, l’amore
é sempre un lasciarsi
qualcosa da togliere.

Agostino Peloso, Roma 10 gennaio 2017

Noi siamo incalcolabili

Noi siamo incalcolabili

– Noi siamo incalcolabili –

Siamo tutti numeri diversi.
Numeri reali, dispersi
nella moltitudine
numeri memorabili
e numeri trascurabili
numeri sconosciuti e irriconoscibili
numeri che ti vengono incontro
o non si uniscono mai.
Numeri speciali, numeri primi
numeri unici, numeri simbolici.
Siamo numeri tondi, numeri spaccati
numeri pari e dispari.
Numeri naturali, immaginari
inimmaginabili
complessi, razionali, reazionari.
Numeri grandi, numeri piccoli
numeri interi, decimali
decimati e indecifrabili.
Relativi, superlativi.
Numeri reali, numeri imperfetti
numeri perfetti
fino a tre volte tanto.
Numeri positivi, indivisibili.
Numeri incalcolabili, infinitesimali
numeri contigui, indeterminabili
numeri che stanno al limite
così prossimi all’infinito.

Titolo e libera ispirazione tratti da “NOI SIAMO INCALCOLABILI” di Stefano Diana – Ed. Stampa Alternativa

Agostino Peloso, Roma 24 gennaio 2017

La fine del giorno

La fine del giorno

– La fine del giorno –

La fine del giorno
é un lungo diniego
il no luminoso
del chiarore che lascia
l’estrema frontiera di un incontro
quell’andare torno torno
al margine, sull’argine
senza mai prendere lo stacco

e talvolta ritrovarsi
per uno sconosciuto
ad aver pianto
d’un pianto sconosciuto
e nelle mani
senza più posto
per il tuo volto stanco.

Agostino Peloso, Roma ottobre 2016