Buonanotte, mi dici.
Ma questo tuo auspicio
ti succede con guizzo d’affanno.
La notte è superba
col tuo esserle ìnsita
in ogni impenetrato nascondiglio
in ogni remoto appiglio di luce
il suo sbaglio fugace.
L’augurio – buonanotte – sei tu
il tuo nome detto, ridetto
benedetto auspicio del sogno.
Tu sei la notte, il suo bisogno
tacito corpo
cui tutto riappartiene
ogni gesto gli si accorpa.
Con te la notte sovreccede a se stessa
e notte non c’è
che resti al di sotto del destino
di pura bellezza.
Tu sei la notte
sua vertigine altezza.

Agostino Peloso, gennaio 2018

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