Nel parco un urlo s’inarca
scavalca le cime dei pini
cadendo tracima i suoi nidi
nel patrimonio sonoro del vento
e di sponda
gli risponde il canoro paravento
d’una piccola tortora
la controra d’aria è stanca
è fermo l’uomo sulla panca
come pure la giovane donna
che legge sdraiata
aprendo il suo libro come parasole
sfogliata dal sole.
Con l’afa, fino alle caviglie discende
di lungo, il meridiano d’indole rovente
ovunque s’insedia
quel desiderio d’essere inerti.
Mentre mio figlio cammina sul muro
s’arrampica nel duro della ringhiera
il solo, in questa terrestre frontiera,
intento a prendere quota.

Agostino Peloso, Andria 24 agosto 2017.

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