Piove. Spezza
gli acquorei filamenti
il parabrezza
cede di goccia in goccia
la propria trasparenza
vi si ritrova, in balìa, vinta
l’umana vetrofania
minutamente sfuma.
Tutto quanto l’odierno scenario
ogni sua grandiosità
s’infigge, rientra, s’imprime
nei fuochi nascenti
di quelle acquee lenti
che sul vetro vanno fondendosi
l’una nell’altra, ciascuna col suo soggetto.
Amabilmente pungola
la pioggia il bell’armamentario
di curve e vaporosi lineamenti.
E si riparte: al primo battito
di spazzola sul vetro, è un gran dibattito
e basta poco all’aspro e al dolce
per fare capriole.
Agostino Peloso, Roma maggio-agosto 2009

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