Giulia MARTINI – Un inedito

LimesLettere

Se ho preso qualche chilo è per la noia –

è stato averci messo troppa cura

perché tutti i discorsi si tenessero

a farmi diventare vescovile.

Lascio che vada sostituendosi

alla Purpurea quest’amarsi digitale –

e non sai quanto poco ora m’importi

che le cose succedevano e noi no.

© Inedito

© Leonardo Pasquinelli

Giulia Martini è nata a Pistoia e vive a Firenze, dove si è laureata in Letteratura italiana contemporanea con una tesi su Pigre divinità e pigra sorte di Patrizia Cavalli. Ha esordito nel 2015 raccogliendo trentotto componimenti sotto il titolo Manuale d’Istruzioni(Gruppo Albatros Il Filo). Sue poesie sono comparse su varie riviste e antologie. A giugno 2018 è uscita la sua seconda raccolta di testi poetici, Coppie minime (Interno Poesia). È in corso di pubblicazione un’antologia di alcuni poeti italiani nati negli anni Ottanta e Novanta, a sua cura.

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– Sei aprile duemilanove, ore tre e trentatré –

– Sei aprile duemilanove, ore tre e trentatré –

Era come se avesse già il mandato
nel nome della sua ora
venuta a scuotere nel suono
di ogni sua sillaba
il destino fin dalla nominazione
un rintocco tremendo:
tre e trentatré – l’ora prediletta.
Ma non c’è ora che sia giusta
nel bel mezzo della notte
e di un cammino vitale, per il nero
del cuore sotterraneo
che prende ad un tratto a pulsare
rovesciando il suo compito universale
portando via la vita
anziché incardinarla ai corpi
disunendo ciò che Dio ha unito
scucendo le terre e le carni
e lasciando muri in piedi a metà
come quei figli e quei padri, e quelle madri
quegli sperduti pilastri
rimasti a resistere soli
a sorreggere gli astri.

Agostino Peloso,  14 aprile 2009

– Buonanotte, mi dici –

– Buonanotte, mi dici –

Buonanotte, mi dici.
Ma questo tuo auspicio
ti succede con guizzo d’affanno.
La notte è superba
col tuo esserle ìnsita
in ogni impenetrato nascondiglio
in ogni remoto appiglio di luce
il suo sbaglio fugace.
L’augurio – buonanotte – sei tu
il tuo nome detto, ridetto
benedetto auspicio del sogno.
Tu sei la notte, il suo bisogno
tacito corpo
cui tutto riappartiene
ogni gesto gli si accorpa.
Con te la notte sovreccede a se stessa
e notte non c’è
che resti al di sotto del destino
di pura bellezza.
Tu sei la notte
sua vertigine altezza.

Agostino Peloso, gennaio 2018