Belvedere

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– Belvedere –

 

Da qui, da questo ben proteso

belvedere, s’instrada l’aria tesa

dell’estate. In preda a lucenti geometrie

sui muri le ombre si aguzzano turrite

e arrendevoli all’arancio

che di slancio si fa largo.

Nel mare troneggia il promontorio.

Ancora padroneggia

il  suo regale lineamento

la cui grana piano si discioglie

– al pari di un ricordo

che declina nell’oblìo –

e dal giorno si ritira

la sua lieve sommità.

E quanta ricchezza intorno

nelle cose povere del giorno

spaesate di ruggini e di guasti

in questa strenua ora

l’aria s’indurisce e scema

come un palmo

che si schiude

calmo e dolente

– addio –

nell’ultimo saluto.

 

Agostino Peloso, estate 2013

Ovunque è il luogo nel quale
lei si faceva siderale
e lui da lei pareva farsi attraversare
come al mattino fanno la luce e le persiane.
I due erano fatti l’uno per l’anima.
Agostino Peloso, Roma 15 luglio 2017

Filastrocco dello sciroppo

Filastrocco dello sciroppo

A Ludo e Fede, e a tutti i bimbi che proprio non vogliono saperne, di prendere lo sciroppo. 🙂

– Filastrocco dello sciroppo –

Un bel giorno, ma che dico
Io quel giorno benedico!
Sul più bello del mio gioco
la mia pancia poco a poco
fà un bel grande brontolio
“Ma cos’è questo brusio?
Ahi, che guaio, che tragedia!”
Incollato sulla sedia
dico forte a gran voce
“Tutto questo è proprio atroce
qui mi serve un bell’inganno
per il piccolo malanno.
Mamma, mamma, io non posso
l’abbandono del mio posto!”
La mia mamma allarmata
corre subito affannata
dal telefono il dottore
prende a dire con ardore:
“Questa è proprio una malora
lo sciroppo serve, allora.”
La mia mamma torna indietro
con le braccia sul didietro
il suo gesto è veloce
e col filo della voce
a me dice: “Sii paziente
prendi su, velocemente!
Quel che serve è lo sciroppo
per la pancia del mio cocco!”
“Lo sciroppo?” – esclamai –
“questo mamma, no giammai!
Non puoi farlo proprio a me
dammi almeno un buon frappé
o quel poco di gelato
per mandarlo giù d’un fiato.”
La mia mamma, che pazienza
proprio no a restarci senza
con la calma ed un sorriso
accarezza il mio viso
più incisivo di una cura
quel suo gesto rassicura
fa d’un bene al mio pancino
ma di più al cuoricino.

Agostino Peloso, Roma 3 luglio 2017

Il viaggio

Il viaggio

– Il viaggio –

Oh beata lucentezza
apprestarsi a un viaggio
di siffatta bellezza
la notte qui é un sogno
valevole, fuggevole
vi si svolge sul piano
andirivieni dell’asfalto
dove viandanti solitari
duellano al volante
– e tra loro io anche.
A tu per tu con un istante.
L’unione toccante d’un cielo
e la sua terra astante
ciascuno nel viaggio discorde
di chi si prende la cima
e chi di contro si prende la valle.

Agostino Peloso, Roma 30 giugno 2017

Come un paese

Come un paese

PAESE
Nel guscio dei tuoi occhi
sverna una stella dura, una gemma eterna.
Ma la tua voce è un mare che si calma
a una foce di antiche conchiglie,
dove s’infiorano mani, e la palma
nel cielo si meraviglia.
Sei anche un’erba, un’arancia, una nuvola…
T’amo come un paese.
(Gesualdo Bufalino, da L’amaro miele, Einaudi, 1982)

Come un paese, t’amo
e sfioro te con le sfinite parole
nell’alba celeste comprese.
Siamo, quando tu sei, piano
quel suono senza fine d’un commiato
tra l’acqua di mare ed il suo lido – siamo
di riva in riva, gli inarrivabili villaggi
che di rivi, alvei e foci
fanno avvincenti lacci.

Agostino Peloso, Roma 18 aprile 2017